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Conoscenza, relazione e innovazione: l’intelligenza artificiale nella pratica clinica e psicoanalitica

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Pubblicato: 30 aprile 2026
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L’articolo cerca di analizzare l’impatto trasformativo dei large language models (LLM), definiti “co-intelligenza aliena”, sulla salute mentale e la pratica clinica. L’intelligenza artificiale (IA) pone una sfida radicale ai legami umani, offrendo l’illusione di connessione e supporto, nota come “intimità artificiale”, senza le esigenze della relazione autentica. Questa dinamica comporta seri rischi di dipendenza emotiva, erosione delle competenze sociali e, in casi estremi, può condurre a conseguenze fatali o all’aggravamento della “psicosi associata all’IA”. Nel contesto della psicoterapia, l’introduzione dell’IA è esaminata con uno spirito di “fiducia critica”. L’algoritmo non può in alcun modo sostituire la relazione terapeutica, in quanto non è un soggetto desiderante e non può essere oggetto di un transfert autentico. Ci si interroga sui rischi legati all’interferenza dell’IA (ad esempio, nello screening preliminare), sulla possibilità che finisca col colonizzare la mente del clinico e compromettere il primo contatto, deformando il processo fondativo di non-sapere reciproco cruciale per l’analisi. Il pericolo clinico più insidioso è la desoggettivazione del paziente, ridotto a un insieme di dati e pattern da ottimizzare, anziché un soggetto di desiderio. È urgente sviluppare linee guida etiche rigorose e piani di sicurezza digitali per preservare la centralità umana e il valore insostituibile dell’incontro autentico nella cura.

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Come citare



Conoscenza, relazione e innovazione: l’intelligenza artificiale nella pratica clinica e psicoanalitica. (2026). Ricerca Psicoanalitica, 37(1). https://doi.org/10.4081/rp.2026.1101